Psicogeografia Femminista

Camminare come pratica artistica, performativa e filosofica

Autori

  • Cecilia Marconi

DOI:

https://doi.org/10.15160/2282-5460/3032

Parole chiave:

Camminare, Genere, Corpo, Performance, Arte

Abstract

L’interesse pratico e critico per il camminare trova le sue radici in una storia delle idee performata e raccontata da uomini bianchi (Heddon & Turner 2012), le cui teorie ed interpretazioni continuano ad esercitare un’influenza sulla comprensione culturale del camminare, condizionando e modellando la sua conoscenza estetica e filosofica attuale. Questo articolo si propone di decostruire le figure dell’esploratore e del flâneur e la loro assimilazione a soggetti camminanti universali; si propone anche di neutralizzare i temi della libertà assoluta come fuga dalla relazionalità e dello sguardo disincarnato come strumento della fruizione dello spazio. Ponendo il corpo al centro della psicogeografia femminista, si vuole sottolineare il carattere performativo e contemplativo dell’azione del camminare e come l’arte performativa del cammino femminista rappresenti una pratica politica intesa a generare nuovi significati della realtà ed una pratica artistica pubblica che possa favorire la conoscenza della vita e sincronicamente costruirne in maniera tangibile gli ideali.

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Pubblicato

30-12-2025

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